Le figure educative

  • Educazione e Alzheimer. Percorsi di formazione alla relazione con soggetti affetti da demenza. In quest’’indagine esplorativa, volta a stabilire quale possa essere la rappresentazione sociale del malato d’Alzheimer nei futuri educatori, ci si è avvalsi del metodo delle associazioni libere e si sono coinvolti 157 studenti distribuiti nei corsi di studio triennali dell’Università degli Studi di Padova che preparano all’esercizio delle professioni educative. Le 785 voci raccolte sono state esaminate ricorrendo alla tecnica dell’”analisi prototipica” di Vergès, che ha evidenziato come in essi la rappresentazione sociale del malato di Alzheimer presenti alcuni aspetti che sono scarsamente attinenti alla patologia. Per questo motivo si è quindi passata a delineare un percorso formativo ad hoc che, oltre a fornire al futuro educatore l’indispensabile quadro epidemiologico della malattia, lo aiuti ad assumere un approccio in cui il “prendersi cura” sia incluso nella più vasta e fondamentale prospettiva pedagogica dell’“aver cura” della persona.

 

  • Gli anziani nelle storie di vita dei futuri educatori. Quali sfide formative? La ricerca, condotta con le matricole del corso di laurea in “Scienze dell’educazione e della formazione” dell’Università degli Studi di Padova attivato presso la sua sede di Rovigo, è stata effettuata con l’obiettivo di stabilire quale sia, nella fase iniziale del percorso universitario dei futuri educatori, il loro punto di vista sull’anziano. Ciò al fine di prospettare interventi formativi correttivi qualora esso presentasse degli aspetti confusi o delle generalizzazioni indebite. L’indagine è stata effettuata durante lo svolgimento di un’attività laboratoriale all’interno dell’insegnamento di metodologia della ricerca pedagogica; il metodo impiegato è stato quello autobiografico e gli strumenti usati sono stati l’autobiografia e l’intervista narrativa focalizzata. L’analisi dei materiali raccolti (23 autobiografie e 49 interviste narrative focalizzate) ha innanzitutto smentito certi cliché sulla totale mancanza di coesione sociale tra giovani e anziani; infatti, le matricole coinvolte nell’indagine hanno testimoniato di entrare in relazione, di averlo fatto nel passato e di prospettarlo per il futuro, con una grande varietà di persone attempate e in una molteplicità di luoghi. Nelle immagini di anziano delineate, però, accanto a una serie di elementi che contraddistinguono una visione realistica della vecchiaia, si sono rilevati anche degli aspetti derivanti da concettualizzazioni distorte e da modelli culturali stereotipati, come l’identificazione del nonno con l’anziano, l’equiparazione di questo al bambino, una valutazione totalmente negativa della casa di riposo, una scarsa consapevolezza del ruolo che l’educatore svolge in tale struttura o l’inadeguata conoscenza delle malattie correlate all’età anziana. Di qui l’indicazione di una serie di spunti per una proposta formativa.

 

  • Il ruolo dell’educatore nella promozione dei rapporti intergenerazionali. La ricerca ha esaminato in che termini la dimensione dell’intergenerazionalità promossa dalla prospettiva dell’invecchiamento attivo viene sostenuta dalle politiche sociali e trova concreta realizzazione all’interno dell’attuale offerta educativa e formativa dedicata all’incontro tra gli anziani e le altre generazioni. Nello specifico, si è proceduto alla mappatura e all’analisi dei progetti intergenerazionali realizzati nel contesto italiano, rilevando quanto essi fatichino, da un lato, a raggiungere la fascia di popolazione giovanile e, dall’altro, gli anziani che presentano una situazione di fragilità relazionale. Per coinvolgere i soggetti “esclusi”, tra le figure deputate alla promozione della cultura dell’invecchiamento attivo si è considerata, in particolare, quella dell’educatore, delineando le modalità con cui può intervenire per sviluppare delle dinamiche educative che mirino ad attivare le risorse presenti nella comunità locale e a fare leva su di esse per favorire la reciproca conoscenza e collaborazione tra giovani e anziani “fragili” residenti nello stesso territorio.